Karma yoga

Il termine karma deriva dal verbo sanscrito kri, che significa fare:
il karma yoga è detto infatti anche yoga della bella azione, o yoga del lavoro.

Il principio essenziale del karma yoga è espresso in maniera sublime nella semplicità delle parole del poema indiano sopra riportate: di tutti gli esseri che vivono in natura, solo l'uomo lavora per ottenere una ricompensa, vuole trarre profitto o beneficio dalle proprie azioni.
Agendo in questo modo, l'uomo diviene in realtà schiavo del proprio lavoro, perché quel lavoro è mosso da motivi egoistici. Osserviamo le persone che lavorano e noi stessi: nessuno ha mai un momento di riposo, il lavoro ci segue anche fuori dall'ufficio, a volte non ci abbandona neanche nel sonno.

Il novanta per cento dell'umanità lavora come in schiavitù e ne risulta uno stato infelice.
Non c'è cosa più difficile al mondo che lavorare e non curarsi dei risultati, aiutare un uomo e non pensare di riscuoterne gratitudine; per questo un uomo che sa lavorare per cinque giorni - o anche per cinque minuti - senza un movente egoistico qualsiasi, senza badare al futuro, al paradiso o alla punizione, ha in sé la capacità di raggiungere elevati traguardi spirituali.
Per lo stesso motivo, se vogliamo giudicare veramente il carattere di un uomo, non dobbiamo guardare le sue gesta di grande rilievo. Qualsiasi sciocco può agire come un eroe in un'occasione o in un'altra.
Guardiamo invece un uomo quando compie le azioni più comuni: saranno queste a che ci riveleranno le vere caratteristiche di un grande uomo.
Le occasioni innalzano anche il più vile degli esseri umani ad una certa qual grandezza; ma è davvero un grande uomo solo colui il cui carattere è sempre grande identico, ovunque egli si trovi. Per arrivare a questo ambizioso traguardo dobbiamo coltivare un atteggiamento di distacco. Se conserviamo un certo distacco, o meglio un non- attaccamento verso il nostro lavoro e verso i suoi frutti esso non imporrà vincoli alla nostra anima.
Questa è la vera libertà ed è il concetto centrale della Gita: lavorate incessantemente ma senza vincolarvi al vostro lavoro. Come afferma Vivekananda: “ Noi abbiamo diritto al lavoro, ma non ai suoi frutti. Lasciate stare i frutti.
Perché preoccuparsene? Se desiderate aiutare qualcuno non pensate al suo contegno futuro. Se volete fare un'opera grande e buona, non curatevi del risultato”.
Ogni pensiero di compenso impedisce il nostro progresso spirituale; anzi, alla fine porta infelicità.

“ ...senza esservi attaccato compi i tuoi doveri e il lavoro che deve essere fatto, senza posa; perché attraverso il compiersi dell'azione senza attaccamento, l'uomo raggiunge la perfezione”.
Baghavad Gita, III, 19


 

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