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Il
Judo è un'arte marziale giapponese, basata sul "principio
della flessibilità" contenuto nel vocabolo ju. Il
principio della flessibilità predica la non-opposizione
alla forza dell'avversario e la sua trasformazione in proprio
vantaggio. Di fronte a un avversario più forte si avrebbe
facilmente la peggio, se alla sua superiore energia si opponesse
resistenza; invece di resistere, è meglio assecondare la
sua stessa forza fino ad assorbirne lo slancio e a fargli perdere
l'equilibrio una volta esaurita la sua spinta.
Sulla base di questo fondamento teorico, il judo non può
essere semplicemente considerato un tipo di lotta sportiva o una
tecnica di autodifesa, ma assume significati e valori più
profondi che comportano un esercizio di educazione mentale e fisica.
CENNI STORICI
Derivato da un'evoluzione del ju-jutsu, il judo moderno si sviluppa
alla fine del 1880 con Jigoro Kano che stabilì la sua prima
scuola presso il tempio Eiho-ji.
La prima apparizione del judo alle Olimpiadi risale a Tokio 1964
per le gare maschili, e, per quelle femminili, a Barcellona 1992.
Le nazioni più forti in questa disciplina sono il Giappone,
la Russia, la Francia, la Corea e l'Olanda.
L'Italia vanta, a livello olimpico, due ori, quattro argenti e
tre bronzi. A livello mondiale il judo è governato dalla
IJF, l'International Judo Federation, mentre in Italia la federazione
che lo rappresenta è la FIJLKAM,
la Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate, Arti Marziali.
LA TECNICA
Dal punto di vista prettamente tecnico-atletico,
lo scopo del judoka (così viene chiamato il praticante
di judo) è dunque quello di proiettare l'avversario sul
tatami, il tappeto, e immobilizzarlo, dopo averne atteso l'attacco
e averlo sorpreso in una posizione di disequilibrio.
Poiché non prevede, se non in particolari casi, l'uso di
portare colpi, come il karatè, il judo è considerato
sport non violento nel quale viene data grande importanza al rispetto
tra i praticanti.
Le tecniche
fondamentali del judo si suddividono
in tre categorie: le tecniche di proiezione (nage-waza); le tecniche
di controllo (katame-waza), che comprendono immobilizzazioni al
suolo (osaekomi-waza), "strangolamenti" (shime-waza)
e leve articolari (kansetsu-waza); le tecniche di colpi portati
su punti dolorosi e vitali (ate-waza), utilizzate solo come metodo
estremo di autodifesa.
Gli incontri
si svolgono tra due lottatori che si fronteggiano per un periodo
di tempo che varia dai 3 ai 5 minuti. I judoka vengono valutati
in base alla loro padronanza nell'esecuzione delle tecniche
e si aggiudicano un punto (ippon), nei seguenti casi: quando
riescono a proiettare l'avversario oltre le spalle; quando lo
sollevano sino all'altezza delle spalle; quando eseguono con
precisione una presa a terra per almeno 20 secondi. È
anche prevista l'assegnazione di mezzi punti (waza-ari).
Vince
chi, al termine dell'incontro, ottiene il punteggio più
alto. Sono previste interruzioni prima del limite, come nei
casi in cui un lottatore subisca un certo numero di scorrettezze
da parte dell'avversario.
LE CATEGORIE
Nei combattimenti gli atleti sono suddivisi in cinque categorie
a seconda del peso.
Per la fascia "Senior", per esempio, sino a 60, 66,
73, 81, 90, 100 e +100 kg per gli uomini, mentre per le donne
variano da 48 a oltre 80 kg. Le gare si svolgono su una pedana
composta da materassini, le cui dimensioni variano da 14 ×
14 m a 16 × 16 m.
La zona centrale del tatami,
della superficie di 9 × 9 m (o 10 × 10), viene chiamata
area di combattimento. Il livello di capacità dei praticanti
viene simboleggiato dai diversi colori delle cinture che indossano
sulle casacche: il bianco, il giallo, l'arancione, il verde,
il blu e il marrone designano, in progressione decrescente (dal
VI al I), i gradi degli allievi (kyu).
Oltre la cintura
marrone, la suddivisione viene fatta sulla base di dieci gradi
(dan): la cintura è nera sino al quinto dan; sino all'ottavo
è a bande rosse e bianche, quindi è rossa fino
al decimo. In realtà vi sono pure un undicesimo e un
dodicesimo dan: il dodicesimo dan fu attribuito postumo al maestro
Jigoro Kano, mentre l'undicesimo è rimasto vuoto di proposito
per rimarcare l'enorme divario fra l'abilità del fondatore
e quella di tutti gli altri maestri e praticanti.
Le promozioni da
cintura bianca fino alla cintura marrone sono a discrezione
del maestro, mentre per il passaggio a cintura nera l'allievo
deve sostenere un esame davanti a una commissione di esperti
nominati dalla federazione.
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